"La paziente silenziosa" di Alex Michaelides

Recensione dell'ultimo libro che ho letto

"La paziente silenziosa" di Alex Michaelides

Alicia Berenson è una pittrice affermata e una donna con un passato drammatico, ma ora apparentemente felice. Una sera viene sorpresa accanto al cadavere del marito e la dinamica dell'omicidio è chiara a tutti fin da subito: è stata lei ad ucciderlo. D'altronde, Alicia non cerca neanche di difendersi, infatti, da quel momento smette di parlare. Non pronuncia più una parola e nessuno riesce a farle dire che cosa sia accaduto. A cercare di farla uscire dal silenzio è Theo Faber, psicoterapeuta che si fa carico del suo caso con un'ostinazione che si rivelerà presto di carattere personale.

Ho letto il romanzo in meno di ventiquattr'ore. Michaelides scrive capitoli brevi e li chiude quasi tutti con una piccola tensione che spinge a proseguire. Se cercate un libro che scorra e vi tenga incollati alla pagina, siete nel posto giusto.

Non sono presenti spoiler.

Cosa mi ha convinta

La storia è coinvolgente e il colpo di scena finale è ben costruito. Ho amato il riferimento alla tragedia greca Alcesti che dà al racconto una profondità inattesa e affascinante, e anzi, a conti fatti, avrei voluto che entrambi gli espedienti narrativi occupassero più spazio in questa "tragedia 2.0."

Il tema più interessante, per me, resta il peso che le relazioni familiari hanno sulle vite adulte. I legami con i propri genitori (o chi per essi), quando sono disfunzionali, lasciano segni che si ripresentano in tutto ciò che facciamo. Chi ha letto i miei articoli su L'isola di Arturo e Come Dio comanda noterà sicuramente delle analogie.

Mi è piaciuta molto anche l'intelligenza della protagonista che emerge sopratutto dalle pagine del suo diario e dallo scambio con Theo.

Ho letto, in alcune recensioni su Goodreads, che molte persone hanno trovato fastidiosa l'immagine che Michaelides dà della donna e della malattia mentale. 

Per me non è stato così: ho apprezzato sia la protagonista, sia la voce narrante di Theo. Idem per quanto riguarda il tema dei disturbi psichiatrici. Non ho riscontrato errori grossolani o pregiudizi, magari giusto un po' di superficialità, ma ovviamente non siamo di fronte a un trattato di psicologia. Lasciatemi dire che molte di queste "lamentele", a tratti esagerate, mi sono sembrate delle prese di posizione ideologiche e infondate (piccola critica: cosa tipica dei lettori statunitensi).

 

Cosa mi ha lasciata perplessa

Da lettrice attenta alla scrittura ho trovato eccessivo l'uso dei due punti, i quali ritornano di continuo e finiscono per appesantire un po' il ritmo. Lo dico con una certa autoironia perché anch'io ne faccio largo uso.

Mi ha colpita poi la scarsa differenza di registro tra le voci. Il diario di Alicia e il racconto in prima persona dello psicoterapeuta sembrano scritti con la stessa mano e con lo stesso tono. Credo che avrei apprezzato due stili diversi e più riconoscibili. 

 

Leggendo La paziente silenziosa mi è tornato in mente Follia di Patrick McGrath. In entrambi i romanzi il racconto è affidato a un professionista dell'ambito psichiatrico che dovrebbe restare al di sopra della vicenda e che invece ne è attratto in modo sempre meno etico. La cosa inizialmente mi ha fatto storcere il naso, ma andando avanti mi sono convinta che si tratti di una sorta di "tributo letterario".

 

In sintesi

L'ho divorato e mi è piaciuto. Una volta chiuso, però, ho sentito che non mi aveva lasciato molto. È un thriller efficace e ben congegnato, ma non uno di quelli che ti accompagnano dopo l'ultima pagina. Come lettura per tenere il fiato sospeso va benissimo.

 

 

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