"La morte di Ivan Il’ič" di Lev Tolstoj

Ultimo libro letto

"La morte di Ivan Il’ič" di Lev Tolstoj

Il racconto si apre in medias res con la notizia della morte di Ivan Il’ič Golovin e con le reazioni dei colleghi, le quali, piuttosto che sinceramente addolorate, sono spaccate tra il calcolo opportunistico degli avanzamenti di carriera e il fastidio per i doveri sociali del lutto. Successivamente, attraverso un lungo flashback, Tolstoj ricostruisce la vita del protagonista, definendola "la più semplice, la più comune e la più orribile".

Il nucleo filosofico dell'opera risiede proprio in questa "terribile ordinariezza" che per Tolstoj rappresenta la forma più subdola e diffusa di alienazione e morte spirituale anticipata.

 

Sono presenti spoiler.

 

La vita di Ivan Il’ič è stata spesa interamente all'inseguimento del decoro borghese e del comme il faut (il "come si deve"). Ogni sua azione — la scelta degli amici, il percorso accademico, il matrimonio, persino il modo di fumare la sigaretta — risponde all'imperativo categorico del giudizio altrui e del prestigio sociale. Il suo matrimonio non nasce dall'amore, infatti, la moglie appartiene a una buona famiglia, ha una discreta dote ed è una figura che la sua cerchia considera "adatta". Questa totale adesione alle aspettative della società ha una funzione anestetica. Fino alla malattia, Ivan non deve mai scegliere davvero chi essere, perché le risposte sono diretta ed esclusiva conseguenza del suo status.

 

Questa cecità esistenziale si riflette nel modo in cui Ivan gestisce le sue relazioni umane, ridotte a puri ruoli formali attraverso il lavoro e il gioco. Come magistrato applica la legge in modo freddo e distaccato, rifugiandosi nel formalismo burocratico. Nel tempo libero, le partite a carte con i colleghi rappresentano la quintessenza della sua vita relazionale: un mondo con regole chiare, privo di imprevisti emotivi e totalmente controllabile.

 

La tesi spietata di Tolstoj è che il male non risiede nell'eccezionalità del crimine, ma nell'assenza di consapevolezza. La vita di Ivan è terribile proprio perché è considerata esemplare da tutti. La sua impeccabile condotta borghese, lo culla nell'illusione di essere nel giusto, agendo come una prigione dorata che nasconde il vuoto. Ivan passa cinquant'anni a scalare la montagna sociale, scoprendo solo a un passo dal baratro che quella montagna era l'inizio dell'errore.

 

La svolta tragica avviene per un banale incidente domestico, ovvero una caduta da una scaletta mentre appendeva una tenda per arredare la casa nuova, l'oggetto stesso che doveva sancire il suo definitivo ingresso nell'alta società. Quella che sembrava un'indisposizione passeggera evolve in una malattia innominata e degenerativa che compie una funzione paradossale e cioè: distrugge il corpo per risvegliare la coscienza.

 

La malattia gli strappa ogni maschera e fa emergere la menzogna che circonda i suoi ultimi mesi. I medici si rifugiano nel gergo scientifico e i familiari fingono una guarigione impossibile per non turbare il proprio comfort, arrivando a considerare la sua stessa morte come un inconveniente spiacevole che rompe le regole del salotto.

 

Ivan inizia, pertanto, a provare odio per le persone che gli sono attorno, diventando allo stesso tempo scorbutico, iracondo e a tratti spietato. In questa totale solitudine morale, l'unica eccezione è il giovane servo Gerasim, un contadino non corrotto dall'ambizione cittadina che accetta la morte come una legge naturale della terra e assiste il padrone con autentica compassione e senza falsità.

 

Tolstoj adotta una prosa sobria, geometrica e quasi clinica, priva di patetismo. Scegliendo di svelare la morte del protagonista fin dalla prima pagina, annulla la suspense narrativa per concentrare l'attenzione su come si muore e su come si è vissuto. Le pagine dedicate al dolore fisico e all'isolamento esistenziale conservano ancora oggi un realismo spietato.

 

Il finale si apre a una dimensione spirituale che riflette la crisi religiosa vissuta dall'autore in quegli anni. Negli ultimi istanti di agonia, consapevole della morte imminente, Ivan smette di giustificare e difendere il proprio passato e inzia ad accettarlo per ciò che è stato, un errore. Simulataneamente comincia a provare pietà per la sua famiglia costretta a contiunuare a vivere nella menzogna e dunque nella morte dell'anima.

Lentamente, il rancore e il terrore per la morte scompaiono completamente a favore di un nuovo senso di pace e serenità. Per lui la dipartita fisica si trasforma in una resurrezione che lascia subentrare la Luce.  

Acquista il libro

La morte di Ivan Il'ic

Se hai apprezzato le riflessioni di questo articolo, ti consiglio la lettura. Puoi trovare il testo direttamente su Amazon.

Vedi su Amazon

Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.