ADHD a scuola, da ragazzo impulsivo a capro espiatorio. Come riconoscere il meccanismo e proteggere vostro figlio

Un ragazzo con ADHD, con o senza tratti oppositivi (DOP), può passare dall'essere invadente con i compagni all'essere preso di mira da tutta la classe. Come nasce questo meccanismo e cosa possono fare famiglia e scuola

ADHD a scuola, da ragazzo impulsivo a capro espiatorio. Come riconoscere il meccanismo e proteggere vostro figlio

Molti genitori di ragazzi con ADHD si riconoscono in una situazione difficile da spiegare. A scuola dicono che loro figlio "dà fastidio", che interrompe, che esagera con le battute, che non sta al suo posto. Poi, con il passare dei mesi, la situazione si rovescia e diventa lui quello escluso, deriso, preso di mira.

Non è un caso e non è una punizione meritata. È un meccanismo che si conosce bene e che si può interrompere. Capirlo è il primo passo, insieme a un'altra distinzione che spesso si perde per strada, quella tra ADHD e disturbo oppositivo provocatorio (DOP). Sono due cose diverse. Possono però presentarsi insieme e in quel caso la dinamica in classe cambia.

Perché i ragazzi con ADHD sono più a rischio

L'ADHD rende più difficile fermarsi a pensare prima di agire, controllare le emozioni forti e capire al volo i segnali sociali, come uno sguardo, un tono ironico o un "basta, ora smettila".

Nel gruppo dei compagni tutto questo si nota. Le reazioni sono rapide e visibili, a volte sproporzionate e alcuni ragazzi trovano divertente provocarle. In più, dopo anni in cui si sentono dire "non ti impegni" e "sei sempre il solito", molti bambini con ADHD arrivano a scuola con poca fiducia in se stessi e con poche difese.

Le ricerche confermano questo quadro. In un'indagine americana sui genitori di ragazzi con ADHD tra i 6 e i 17 anni, circa il 47% dei ragazzi risultava vittima di bullismo [1]. Le percentuali cambiano molto da studio a studio, perché dipendono da chi risponde e dal Paese. Vanno lette come un ordine di grandezza e non come un dato italiano. Una revisione sul bullismo nei giovani con condizioni del neurosviluppo e psichiatriche indica tra i motivi principali il fatto che chi prevarica percepisce la vittima come diversa [2]. È esattamente il meccanismo dell'etichetta che descriviamo più avanti.

Dare fastidio senza volerlo

Un punto va chiarito subito, perché cambia il modo di intervenire. Nella maggior parte dei casi, il ragazzo con ADHD che infastidisce i compagni non lo fa apposta.

Interrompe perché la frase gli esce prima che possa trattenerla. Esagera con lo scherzo perché si eccita e non si accorge del momento in cui l'altro ha smesso di divertirsi. Tocca le cose altrui, parla troppo forte, invade lo spazio e lo fa perché cerca contatto e approvazione, ma non ha ancora gli strumenti per ottenerli nel modo giusto. Spesso, quando capisce di aver ferito qualcuno, si pente sinceramente.

Il risultato però è quasi sempre l'opposto di ciò che voleva. Cercava di stare con gli altri e ottiene di essere evitato.

La ricerca segnala che una parte dei ragazzi con ADHD è coinvolta anche come autore. Nella stessa indagine americana era il 16,2% [1]. In un campione clinico di adolescenti a Taiwan, il 14,6% era solo vittima, l'8,4% solo autore e il 5,6% entrambe le cose [3]. Gli autori di uno studio longitudinale ipotizzano che questi comportamenti riflettano più spesso un'aggressività impulsiva e reattiva, insieme a competenze sociali fragili, che un'aggressività pianificata per ottenere un vantaggio [4]. Non vale per tutti i casi, ma va nella direzione di quanto sostiene questo articolo.

ADHD e DOP: Due cose diverse che possono stare insieme

Il disturbo oppositivo provocatorio è una condizione a sé. Non riguarda l'attenzione né l'impulsività, ma il modo di stare in relazione con le regole e con le persone, soprattutto con gli adulti. Solo uno specialista può riconoscerlo, ma è utile sapere in cosa si distingue.

Nell'ADHD il comportamento fastidioso nasce quasi sempre da una difficoltà di controllo. Il ragazzo non riesce a frenarsi, si accorge dopo di aver esagerato e spesso si dispiace. Non c'è, di norma, l'intenzione di far male.

Nel DOP il quadro è diverso. C'è una tendenza costante a discutere e a opporsi a regole e richieste, un'irritabilità che torna spesso, la difficoltà ad ammettere i propri errori e a volte la tendenza a provocare di proposito o a "restituire" i torti subiti. Perché si parli di DOP questi comportamenti devono essere frequenti, durare da mesi e pesare sulla vita quotidiana del ragazzo.

Le due condizioni possono coesistere. Secondo una meta-analisi del 2025 su 121 studi e quasi 40.000 ragazzi con ADHD, il DOP è il disturbo associato più frequente, con una prevalenza stimata intorno al 35% [5]. In pratica circa un ragazzo su tre. Il DOP si caratterizza per un umore arrabbiato e irritabile, comportamenti polemici e vendicativi, e chi ne soffre incontra spesso difficoltà a costruire amicizie e a scuola. Quando è presente insieme all'ADHD i sintomi tendono a essere più gravi e il funzionamento sociale più compromesso [6].

Chi ha solo l'ADHD viene spesso percepito come "distratto e travolgente". Chi ha anche tratti oppositivi rischia di essere percepito come "cattivo", e questo pesa molto sulle reazioni di insegnanti e compagni.

Un avvertimento importante. Non è compito dei genitori né degli insegnanti fare la diagnosi. Se riconoscete molti dei tratti oppositivi, il passo giusto è parlarne con il neuropsichiatra che segue il ragazzo, senza etichettarlo in famiglia o a scuola.

Da invadente a capro espiatorio

Il passaggio non avviene da un giorno all'altro. Procede per tappe e conoscerle aiuta a riconoscerle in tempo.

1. Il bisogno. Un ragazzo con ADHD vuole quello che vogliono tutti, cioè essere visto, apprezzato, far parte del gruppo. Ma spesso non sa come inserirsi in una conversazione, come dosare uno scherzo, come capire quando fermarsi.

2. I comportamenti che infastidiscono. Interrompe, esagera, dice la cosa sbagliata nel momento sbagliato. Se ci sono anche tratti oppositivi, si aggiungono le risposte a tono, le discussioni sulle regole, la difficoltà ad ammettere di aver sbagliato. All'inizio qualcuno ride, altri sopportano.

3. Il gruppo si stanca. Dopo un po' i compagni non ne possono più. Lo evitano, lo escludono dai giochi, si lamentano con gli insegnanti. Il ragazzo se ne accorge, si sente rifiutato e cerca ancora più contatto, spesso nello stesso modo di prima, oppure reagisce con rabbia.

4. L'etichetta. In classe si forma un'idea fissa. "Quello che dà fastidio", "quello strano", "il matto", "quello che ce l'ha con tutti". Una volta attaccata, l'etichetta è difficilissima da togliere, anche quando il ragazzo cambia comportamento.

5. Il capro espiatorio. Ogni gruppo ha tensioni e nervosismi che cerca di scaricare. Quando c'è un compagno già "segnato", è facile che tutto si diriga su di lui. Diventa quello a cui si può dare la colpa di tutto, quello che si può prendere in giro senza che nessuno lo difenda.

6. La trappola del "chi ha cominciato". Quando gli adulti intervengono, spesso guardano l'ultimo episodio. E l'ultimo episodio è quasi sempre lo stesso. Il ragazzo, provocato per l'ennesima volta, esplode. Alza la voce, spinge, dice una cosa pesante. Dall'esterno si vede solo la sua reazione, e lui passa per il "problematico", mentre chi lo stuzzicava da settimane resta nell'ombra.

Cosa cambia quando ci sono anche tratti oppositivi

Con l'ADHD e il DOP insieme, la trappola descritta al punto 6 si stringe.

Le provocazioni possono essere in parte volute. Il ragazzo può rispondere a una presa in giro con una battuta ancora più pesante, o cercare lo scontro. Questo non lo rende un bullo, ma rende più difficile per gli adulti capire dove stanno le responsabilità.

Gli adulti si irrigidiscono. Un ragazzo che risponde male e contesta le regole tende a ricevere più richiami e più sanzioni, e a ottenere meno comprensione. Il rischio è di guardare solo il suo comportamento e di non vedere ciò che subisce.

Le sue segnalazioni vengono credute meno. Quando dice "mi prendono in giro", è più facile pensare che stia esagerando o che se la sia cercata.

Il circolo si autoalimenta più in fretta. Più viene sanzionato, più si irrita. Più si irrita, più i compagni lo evitano.

Anche in questo caso vale ciò che vale sempre. Un ragazzo che provoca o si oppone può comunque essere vittima di bullismo, e nessuna esclusione o umiliazione si giustifica con il suo comportamento. La scuola ha il dovere di proteggerlo e, insieme, di lavorare sui comportamenti problematici.

Due esempi (inventati, ma molto realistici)

Luca, ADHD. Luca ha undici anni e frequenta la prima media. È vivace, pieno di idee e a settembre arriva in classe con una gran voglia di fare amicizia.

Nelle prime settimane racconta barzellette a raffica, interrompe le conversazioni per aggiungere il suo commento e prende in mano le cose dei compagni senza chiedere. Quando qualcuno dice "smettila", lui non sempre lo sente, oppure pensa che sia ancora un gioco. I compagni all'inizio ridono. Dopo un mese non ridono più.

A ottobre, all'intervallo, nessuno lo chiama a giocare. Lui insiste, si avvicina, fa una battuta più forte del solito. Qualcuno lo soprannomina "il matto", e il soprannome gira anche in chat. A novembre qualcuno nasconde il suo astuccio, un altro gli butta il diario nel cestino. Sono gesti piccoli, discreti, che gli insegnanti non vedono. Luca esplode, urla, spinge un compagno. L'insegnante entra proprio in quel momento e vede solo la spinta. Luca prende una nota, e la sera i genitori ricevono la telefonata "Luca oggi ha spinto un compagno".

In casa Luca è chiuso, dice che nessuno lo vuole. La mamma potrebbe rispondere "devi imparare a non reagire". Invece gli fa una domanda diversa. "E prima della spinta, cosa era successo?" Piano piano, la storia viene fuori.

I genitori annotano date ed episodi e chiedono un colloquio con il coordinatore, portando fatti e non giudizi. La scuola guarda l'intera sequenza. Un insegnante viene incaricato di presidiare l'intervallo. A Luca, che ama disegnare, viene affidato il cartellone della classe. In classe si fa un lavoro sul rispetto e sulla gestione dei conflitti, rivolto a tutti. A casa Luca si allena con la mamma su due o tre frasi da usare ("Smettila, non mi piace", "Adesso vado via") e su come chiedere di unirsi a un gioco.

Non è stato rapido né lineare. Ma nel giro di qualche mese il soprannome ha smesso di circolare e Luca ha trovato due compagni con cui condividere il disegno.

Matteo, ADHD con tratti oppositivi. Matteo ha dodici anni e frequenta la seconda media. Oltre all'ADHD, il neuropsichiatra ha riconosciuto tratti oppositivi. Discute con gli insegnanti su ogni regola, risponde male quando viene ripreso e fa fatica ad ammettere un errore. Con i compagni alterna momenti di grande entusiasmo a battute taglienti e quando qualcuno lo prende in giro risponde con qualcosa di ancora più duro.

In classe la sua fama è già fatta. "Quello che ce l'ha con tutti." Quando un gruppo comincia a escluderlo e a fargli scherzi, gli adulti tendono a pensare che "se l'è cercata". Un giorno Matteo grida contro un compagno e viene sospeso. Nessuno ha visto che nelle settimane precedenti era stato preso in giro ogni giorno per il modo in cui parla.

Qui l'intervento ha richiesto qualcosa di più. La famiglia ha chiesto alla scuola di ricostruire l'intera sequenza, e insieme al neuropsichiatra ha definito poche regole chiare, con rinforzi positivi immediati ogni volta che Matteo rispettava un accordo. Gli insegnanti hanno smesso di ingaggiare scontri di potere davanti alla classe, dandogli scelte limitate ("Vuoi finire adesso o tra cinque minuti?") e richiami dati in privato. Nel frattempo la scuola ha lavorato sul gruppo, perché anche a Matteo servisse una classe in cui non essere il bersaglio.

Una precisazione importante

Il fatto che un ragazzo abbia comportamenti fastidiosi o addirittura oppositivi, non giustifica mai il bullismo. Nessun compagno "se lo merita". Essere invadenti, impulsivi o in difficoltà con le regole è un problema da affrontare con gli strumenti giusti, non una ragione per essere esclusi o umiliati.

E non tutti i ragazzi con ADHD seguono questo percorso. Molti vengono presi di mira senza aver mai infastidito nessuno. Quello che descriviamo è una dinamica frequente, non una regola.

Perché gli adulti fanno fatica a vederlo

Ci sono almeno tre motivi.

Gli adulti vedono soprattutto le lezioni. La maggior parte di ciò che accade tra ragazzi succede all'intervallo, in mensa, nei corridoi e nelle chat.

Le provocazioni verso il capro espiatorio sono spesso piccole e discrete, come uno sguardo, una risatina, una frase sussurrata. Le sue reazioni invece sono rumorose.

Le etichette influenzano lo sguardo. Se un ragazzo ha già la fama di quello "che dà fastidio" o "che risponde male", è facile pensare che sia sempre lui il responsabile.

I segnali da osservare a casa

Ogni ragazzo è diverso, ma questi segnali meritano attenzione se compaiono all'improvviso o durano nel tempo.

  • mal di pancia o mal di testa soprattutto prima di andare a scuola
  • non vuole andare a scuola o inventa scuse
  • torna a casa con materiale rovinato, perso o con vestiti strappati
  • i voti calano senza una ragione chiara
  • è più nervoso del solito, oppure si chiude in se stesso
  • dice frasi come "sono stupido" o "nessuno mi vuole bene"
  • non viene più invitato dai compagni
  • racconta gli episodi solo a metà, partendo sempre dalla fine

Cosa possono fare i genitori

Ascoltate tutta la storia, non solo l'ultimo pezzo. "E prima di questo, cosa è successo?" è una delle domande più utili. Spesso il ragazzo racconta solo la scena finale, perché è quella che ricorda meglio.

Non chiedete l'impossibile. Consigli come "ignorali" o "non reagire" sono quasi irrealizzabili per chi fatica a controllare gli impulsi, e lo fanno sentire ancora più sbagliato. Meglio dare frasi brevi da usare e provarle insieme a casa, come in un gioco di ruolo.

Insegnategli le regole non scritte. Come si entra in un gruppo, come si chiede scusa, come si capisce che uno scherzo ha stufato. Nell'ADHD queste cose vanno insegnate apertamente, con esempi e allenamento, perché non si imparano da sole.

Parlate del comportamento, non della persona. "Quello che hai detto ha ferito Marco" apre alla possibilità di cambiare. "Sei fastidioso" la chiude.

Se ci sono tratti oppositivi, evitate i muri contro muro. Poche regole, chiare e coerenti. Richiami calmi e in privato. Piccole scelte al posto degli ordini secchi. Più attenzione e complimenti per ciò che va bene che rimproveri per ciò che va male. Con questi ragazzi il rapporto di fiducia con l'adulto è lo strumento più potente.

Aiutatelo a trovare altri modi per essere visto. Uno sport, la musica, il disegno, un laboratorio, un ruolo di responsabilità. Sentirsi bravo in qualcosa riduce il bisogno di cercare approvazione nei modi che allontanano i compagni.

Coltivate almeno un'amicizia sicura. Anche un solo buon amico cambia il modo in cui un ragazzo vive la giornata scolastica e rende più difficile il ruolo di capro espiatorio.

Non minimizzate. Frasi come "sono cose da ragazzi" o "se la cerca" lasciano il ragazzo solo. Ha bisogno di sentire che gli credete.

Cosa chiedere alla scuola

Con gli insegnanti serve un approccio calmo e concreto. Ecco le richieste più utili.

Chiedete di ricostruire la sequenza completa. Non solo "cosa è successo oggi", ma "cosa è successo nelle ultime settimane". Portate i fatti che avete annotato, con date e nomi.

Chiedete di lavorare sul gruppo, non solo sul singolo. Il capro espiatorio è un fenomeno di classe. Se si interviene solo sul ragazzo, il gruppo può tornare su di lui o trovare un altro bersaglio. Attività sulla convivenza e sulla gestione dei conflitti coinvolgono tutti.

Chiedete attenzione ai momenti liberi. Intervallo, mensa, corridoi e cambio d'ora sono i momenti con meno regole. Un adulto presente e attento in quei momenti può cambiare molto.

Chiedete un ruolo positivo in classe. Un compito di cui il ragazzo va fiero è uno dei modi più efficaci per cambiare l'immagine che il gruppo ha di lui.

Chiedete che i comportamenti fastidiosi siano affrontati in modo educativo. Con richiami chiari, obiettivi concreti e insegnamento delle abilità sociali, e non solo con sanzioni. Se ci sono tratti oppositivi, chiedete strategie condivise tra tutti i docenti, così le regole sono le stesse in ogni ora.

Se ha un PDP o un PEI, chiedete di inserire obiettivi sulle relazioni, non solo sullo studio.

Se gli episodi sono ripetuti e vostro figlio subisce umiliazioni o esclusione sistematica, rivolgetevi al referente per il bullismo e al dirigente scolastico, per iscritto.

Vale la pena sapere che il quadro normativo è cambiato di recente. La legge 70 del 17 maggio 2024, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 maggio 2024, ha integrato la legge 71/2017 [7]. La normativa riguarda ora anche il bullismo e non solo il cyberbullismo, con azioni preventive rivolte ai minori sia come vittime sia come responsabili e con obiettivi educativi e formativi. Il Ministero ha indicato gli adempimenti delle scuole con una circolare del 20 gennaio 2025 [8]. La legge ha inoltre istituito la Giornata del rispetto, il 20 gennaio di ogni anno [7], e ha potenziato l'assistenza psicologica e giuridica offerta dal 114 Emergenza infanzia [9]. Nel 2025 il decreto legislativo 99, in vigore dal 16 luglio, ha dato attuazione alla delega prevista dalla legge [10]. Per le famiglie il punto pratico è che la scuola ha strumenti e adempimenti precisi, e conviene chiedere per iscritto come li sta applicando.

Quando chiedere aiuto a uno specialista

Parlate con il pediatra o con il neuropsichiatra che segue vostro figlio se notate che è molto ansioso o triste, se rifiuta di andare a scuola per molto tempo o se i problemi con i compagni continuano nonostante gli interventi.

Un confronto è particolarmente utile se i comportamenti sono spesso rivolti contro le regole e gli adulti, accompagnati da rabbia e irritabilità costanti, e se il ragazzo tende a dare sempre la colpa agli altri. Potrebbero esserci anche tratti oppositivi, e la distinzione conta perché l'intervento cambia. Esistono percorsi mirati sulle abilità sociali, sulla gestione delle emozioni e, per le famiglie, sul modo di impostare regole e rapporti a casa (il cosiddetto parent training).

Le linee guida SINPIA sul trattamento cognitivo-comportamentale dell'ADHD comprendono, accanto agli interventi diretti con il bambino, il parent training e il coinvolgimento degli insegnanti [11]. Le associazioni di famiglie lo descrivono come uno degli interventi principali della terapia multimodale indicata dall'Istituto Superiore di Sanità [12].

Anche i genitori possono chiedere ascolto al Telefono Azzurro (19696) e al 114 Emergenza Infanzia.

In breve

Il passaggio da ragazzo invadente a capro espiatorio non è una condanna e si può fermare. Che vostro figlio abbia solo l'ADHD o anche tratti oppositivi, servono adulti che guardino tutta la storia e non solo l'ultimo episodio, una scuola che lavori sul gruppo classe e un ragazzo a cui qualcuno insegni, con pazienza, un modo migliore per stare con gli altri. Famiglia e scuola, insieme, possono cambiare il finale.

Fonti e approfondimenti

I dati sulle percentuali provengono da studi internazionali e non sono dati italiani.

[1] Indagine National Survey of Children's Health 2016-2017 su vittimizzazione e bullismo in ragazzi con ADHD. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35382621/

[2] School bullying in children and adolescents with neurodevelopmental and psychiatric conditions, revisione sistematica e meta-analisi (2023). https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2352464223002894

[3] Chou e colleghi (2018), Bullying Victimization and Perpetration and Their Correlates in Adolescents Clinically Diagnosed With ADHD. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25403369/

[4] Developmental relations between ADHD symptoms and bullying perpetration and victimization in adolescence (2020). https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ab.21930

[5] Psychiatric comorbidity in children and adolescents with ADHD, revisione sistematica e meta-analisi (2025). https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0272735825000376

[6] The Psychosocial Outcome of Conduct and Oppositional Defiant Disorder in Children With ADHD (2020). https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32905151/

[7] Studio Cataldi, Bullismo e cyberbullismo, cosa prevede la legge 70/2024. https://www.studiocataldi.it/articoli/46838-bullismo-e-cyberbullismo-cosa-prevede-la-legge-702024.asp

[8] Legge 17 maggio 2024, n. 70, testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 125 del 30 maggio 2024. https://www.regioni.it/download/news/658764/

[9] Orizzonte Scuola, Bullismo e cyberbullismo, codice interno in ogni scuola e Giornata del rispetto. https://www.orizzontescuola.it/bullismo-e-cyberbullismo-codice-interno-in-ogni-scuola-e-istituzione-della-giornata-del-rispetto-legge-in-gazzetta-ufficiale/

[10] Decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 99, su Normattiva. https://www.normattiva.it/eli/id/2025/07/01//25G00100/CONSOLIDATED

[11] Linee guida SINPIA, trattamento cognitivo-comportamentale dei disturbi da deficit dell'attenzione con iperattività (Chiarenza, Bianchi, Marzocchi). https://nuvola.madisoft.it/file/api/public-file-preview/VIIC81600L/2f6eae2b-8538-4807-905d-bb241f9457d5

[12] Associazione Italiana Famiglie ADHD (AIFA), materiali sul parent training. https://www.associazioneaifa.it

Per approfondire, una revisione narrativa recente su ADHD e bullismo a scuola, con implicazioni per prevenzione e intervento. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13511344/

 

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