Penna rossa o penna blu?

Quando le troppe indicazioni tolgono spazio all'autonomia

Penna rossa o penna blu?

"Prof, il titolo lo sottolineo con la riga o a mano libera?", "va bene se scrivo in stampatello?", "devo lasciare il rigo bianco tra un esercizio e l'altro?". Chi insegna alle medie conosce bene questo tipo di domande, quasi ossessive, che arrivano anche quando il compito vero e proprio — capire un testo, risolvere un problema, argomentare un'opinione — è già stato spiegato con chiarezza.

La tentazione, per l'insegnante, è rispondere subito a ogni dettaglio, ma è proprio qui che vale la pena fermarsi un attimo, perché il modo in cui rispondiamo a queste domande costruisce, giorno dopo giorno, il livello di autonomia dei ragazzi.

Il paradosso delle troppe indicazioni

Più indicazioni diamo su ogni minimo dettaglio, più insegniamo — senza volerlo — che ogni scelta va autorizzata da un adulto. Un ragazzino di prima media che chiede se scrivere con la penna rossa o clu sta, in realtà, chiedendo il permesso di decidere qualcosa in autonomia. Se rispondiamo sempre noi al posto suo, quella domanda tornerà per tutto l'anno e probabilmente anche l'anno dopo.

Le indicazioni eccessive nascono spesso da buone intenzioni: vogliamo un lavoro ordinato, prevedibile, facile da correggere, ma un eccesso di regole su aspetti che non incidono sulla qualità del ragionamento (foglio a righe o a quadretti, margine di due o tre centimetri, titolo sottolineato o in maiuscolo) sposta l'attenzione del ragazzo dal contenuto alla forma e lo abitua a cercare fuori di sé la risposta a domande che potrebbe benissimo darsi da solo.

Dove tracciare il confine

Non tutte le indicazioni sono uguali. Ha senso essere chiari e precisi quando la richiesta riguarda la sostanza del compito, ovvero cosa deve contenere un riassunto, quali fonti citare, quali criteri userò per valutare. È qui che la chiarezza è un atto di rispetto verso lo studente, non un limite alla sua autonomia.

Diventa invece controproducente quando la precisione scende su dettagli puramente estetici o organizzativi che il ragazzo, alle medie, è perfettamente in grado di decidere da solo — e che, soprattutto, non cambiano la qualità del suo pensiero.

Alcune strategie pratiche

1. Restituire la domanda. Quando arriva un "posso fare così?" su un dettaglio non essenziale, spesso la risposta migliore è un'altra domanda: "Tu cosa ne pensi, andrebbe bene?". Nella maggior parte dei casi il ragazzino sa già la risposta: cerca solo conferma.

2. Distinguere ad alta voce l'essenziale dal superfluo. Può bastare dirlo esplicitamente una volta: "Da qui in poi, tutto quello che riguarda come organizzi il foglio lo decidi tu; quello che vi dico io riguarda solo cosa deve esserci scritto". Rendere visibile questa distinzione aiuta i ragazzi a smettere di chiedere su tutto allo stesso modo.

3. Dare margini, non solo regole. Invece di "scrivete dieci righe", si può dire "scrivete abbastanza da spiegare bene il tuo ragionamento": si sposta il criterio dalla quantità imposta alla qualità del contenuto, lasciando al ragazzo la responsabilità di valutare cosa è sufficiente.

4. Tollerare l'imperfezione organizzativa. Un foglio con un margine storto o un titolo non sottolineato non compromette l'apprendimento. Correggere sistematicamente questi dettagli insegna che la forma conta più della sostanza, e alla lunga scoraggia proprio i ragazzi più insicuri, che si concentrano sull'esecuzione anziché sul ragionamento.

5. Accompagnare la prima volta, sfumare le volte successive. Con un compito nuovo è normale dare indicazioni più dettagliate. Ma è utile, dalla seconda o terza volta, iniziare a togliere sostegni: chi ha bisogno di più struttura potrà comunque chiederla, ma il punto di partenza deve essere l'autonomia, non la sua eccezione.

L'autonomia si insegna, non si presume

Diventare autonomi non è qualcosa che i ragazzi imparano da soli per maturazione naturale, ma è un'abilità che va insegnata, come le altre, e che si costruisce anche attraverso le piccole scelte quotidiane che lasciamo — o non lasciamo — nelle loro mani. Ogni volta che rispondiamo "decidi tu" a una domanda che non richiedeva davvero il nostro intervento, stiamo insegnando qualcosa di importante quanto il contenuto della lezione.

Acquista il libro

Didattica metacognitiva. Come insegnare strategie efficaci di apprendimento

Se hai apprezzato le riflessioni di questo articolo, ti consiglio la lettura. Puoi trovare il testo direttamente su Amazon.

Vedi su Amazon

Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.